HomeEvexhibitionsFORME INSTABILI Guglielmo Castelli, Domenico Laterza, Davide Mancini Zanchi

FORME INSTABILI Guglielmo Castelli, Domenico Laterza, Davide Mancini Zanchi


25 nov 2018 — 10 feb 2019

a cura di Stefania Margiacchi e Alessia Posani

La mostra è stata prorogata fino a domenica 10 febbraio 2019

inaugurazione: sabato 24 novembre ore 18.00

25 novembre 2018 > 10 febbraio 2019
Orario: lunedì > sabato ore 10-13 / 16-19
Domenica e festivi su appuntamento

Sabato 24 novembre 2018, dalle ore 18, Spaziosiena è lieta di inaugurare Forme Instabili, collettiva sull’arte emergente italiana ospitata in via Fontebranda n°5 a Siena.

Per questa occasione, in linea con la ricerca curatoriale del primo anno attenta alle giovani generazioni, sono stati invitati a partecipare nei locali di Spaziosiena Guglielmo Castelli (Torino, 1987), Domenico Laterza (Milano, 1988) e Davide Mancini Zanchi (Urbino,1986). In Forme Instabili i tre artisti, attraverso le opere esposte, attuano processi di decontestualizzazione delle ipotetiche realtà. Isolando elementi d’uso quotidiano o ricostruendo nuovi scenari attraverso dei frammenti del reale, plasmano ed infine trasformano i loro ambienti quotidiani. Si attuano così dei processi di metamorfosi, come nella pratica pittorica di Castelli dove l'evoluzione in oggetto si concretizza dai paesaggi ai corpi, così come anche nella forma della tecnica pittorica; Laterza invece, nel suo lavoro anima gli oggetti lasciando che questi interagiscano e si contaminino tra loro; infine Mancini Zanchi rivisita alcuni archetipi dell’arte aprendone i confini verso il valore d’uso, in una dialettica fra la tradizione aulica della storia dell’arte e l’iconografia popolare.
La pittura di Castelli contiene diversi elementi e segni, impercettibili ma sostanziali cambiamenti, processi arcani nei quali prendono vita le metamorfosi delle diverse forme. I suoi disegni e le sue pitture si evolvono lentamente e la sua ricerca registra questi cambiamenti in atto. Si tratta di lavori ermafroditi, Giano bifronte, equilibrati dal caos stesso che li genera, sfumati dalla figurazione all’astratto, come personaggi antropomorfi che si trasformano in paesaggi. La scultura di Laterza nasce da una gestualità e non da una progettazione. Il suo lavoro muta con fine ironia ed indaga le dinamiche, gli oggetti e i luoghi del quotidiano. La ricerca dell’artista è finalizzata a dare a questi elementi - ibridi che si trovano in uno stato di equilibrio precario tra identità, scultura e ordinario - una nuova vitalità ed una diversa fruizione. Ed è così che, partendo dal conosciuto e dal comune l’opera diventa il mezzo per creare situazioni sinestetiche. La ricerca artistica di Mancini Zanchi, al di fuori di etichette e definizioni, vede il riposizionamento e la reinterpretazione della forma e degli oggetti della quotidianità. La sua pratica, polimorfa e transmediale, lo porta a mutare l’aspetto primigenio della materia e ad analizzarne i suoi aspetti - che si tratti di un tessuto, di un quadro o di una stampella. Un insieme di indagini che tendono a confluire in un'unica linea poetica, flessibile e liquida come la musica jazz.

Fotografie di Andrea Lensini


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